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Il funzionamento delle plasmacellule

Macrofagi


Cellule suicide per difenderci, si autodistruggono dopo 5 giorni

Sono cellule "programmate" per autodistruggersi dopo massimo cinque giorni e il loro suicidio è necessario per difendere l'organismo. Si chiamano plasmacellule e il loro funzionamento è stato scoperto da un gruppo di ricercatori dell'ospedale San Raffaele di Milano in collaborazione con l'université de la Méditerranée di Marsiglia e con l'università di Brescia. L'importante scoperta, che fornisce utili indicazioni nella lotta al tumore, è in fase di pubblicazione sull'Embo journal, rivista che fa capo all'Organizzazione europea di biologia molecolare.
Le plasmacellule sono il prodotto della mutazione dei linfociti B. Questo processo ha luogo ogni volta che l'organismo, dopo aver subito l'attacco di virus e batteri, ha bisogno di cellule in grado di produrre migliaia di anticorpi al secondo. Passati 4 o 5 giorni, durante i quali contribuiscono all'eliminazione dei virus, le plasmacellule vanno soggette a un meccanismo di autodistruzione.
Infatti se continuassero a vivere potrebbero far insorgere malattie autoimmuni o addirittura tumori.
Ma come funziona questo meccanismo di autodistruzione? Ebbene durante la produzione degli anticorpi si crea anche del materiale di scarto, che sarà poi smaltito da altre strutture cellulari chiamate proteasomi. Questi ultimi non riescono a eliminare tutte le scorie. Quelle rimanenti vengono assorbite dalle plasmacellule che così si "avvelenano" progressivamente, seguendo un processo chiamato apoptosi. E' così che le importanti cellule produttrici di anticorpi chiudono la propria esistenza, sacrificandosi per il benessere del corpo secondo una tempistica praticamente perfetta. Se infatti morissero troppo presto si fermerebbe la produzione di anticorpi e il corpo rimarrebbe senza difese; se morissero troppo tardi l'organismo sarebbe invece esposto ad altri rischi.
"Questo è un processo perfettamente calibrato - spiega il ricercatore del San Raffaele Simone Cenci - infatti l'apoptosi scatta solo quando la giusta quantità di anticorpi è stata prodotta". Secondo Roberto Sitia, docente di biologia dell'università Vita-Salute san Raffaele, la conoscenza di questo meccanismo assume grande importanza se applicata alla lotta ai tumori. "I proteasomi delle cellule tumorali - spiega infatti Sitia - sono normalmente in grado di smaltire le scorie derivate dall'attività vitale della cellula. Ridurre o bloccare con i farmaci questa capacità significa indurre artificialmente nelle cellule tumorali il meccanismo di suicidio programmato".
Questa scoperta, oltre a rappresentare una conquista sul piano della conoscenza del nostro organismo, potrebbe anche avere degli importanti risvolti nella lotta al tumore. L'unico problema, fa sapere il professor Sitia, è che "saranno necessari ancora anni per avere delle ricadute nella pratica clinica".

Fonte: LaRepubblica (23/02/2006)
Pubblicato in Medicina e Salute
Tag: plasmacellule, anticorpi
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