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AIDS: una nuova strategia per i pazienti costretti a sospendere gli antiretrovirali

Virus HIV in fase di inclusione


È stata sperimentata dai ricercatori del San Raffaele di Milano

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele e dell’Università Vita-Salute San Raffaele ha trovato e verificato una nuova strategia per combattere l’AIDS: somministrare un solo farmaco a quei pazienti costretti a sospendere la cura a causa degli effetti collaterali o perché risultava inefficace. Lo studio, condotto su 58 pazienti malati di AIDS, è pubblicato sul numero odierno della rivista di immunologia AIDS, la più importante del settore. Il virus dell’HIV ha numerose mutazioni e per questo i pazienti assumono terapie farmacologiche complesse, i “cocktail”, che possono però essere troppo aggressivi per l’organismo o non essere efficaci contro tutte le varianti del virus.
Per migliorare la qualità di vita dei pazienti è stata studiata a lungo la possibilità di interrompere completamente per alcuni periodi i farmaci, ma questa strategia è pericolosa perché il rischio di ammalarsi di AIDS è più alto. In questo intervallo di tempo infatti la carica virale della malattia aumenta e le difese immunitarie diminuiscono. I ricercatori del San Raffaele hanno proposto, verificandone l’efficacia con questo studio, di non abbandonare tutti i farmaci ma di continuare l’assunzione di lamivudina, per sfruttare una caratteristica peculiare del farmaco, ovvero la sua capacità di “bloccare” tutte le varianti del virus dell’HIV tranne quelle con una particolare mutazione, chiamata M184V, meno abili delle altre nel replicarsi e meno aggressive verso il sistema immunitario. “Avere nell’organismo del paziente quasi esclusivamente un virus più debole - spiega Antonella Castagna, primo autore della ricerca – permette di limitare l’aumento della carica virale nel periodo di sospensione della terapia farmacologica. I vantaggi sono la possibilità per il paziente di interrompere il trattamento per un tempo più lungo, con un maggiore recupero, senza diminuire troppo le difese immunitarie, una minore tossicità rispetto ai farmaci e la possibilità di avere un maggior numero di farmaci nuovi da tentare in futuro”.

Approfondimenti: M184V

Fonte: Le Scienze (05/04/2006)
Pubblicato in Medicina e Salute
Tag: AIDS
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